venerdì 13 settembre 2013

Domenica 15: "I morti vivranno".



III domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore (Anno C)
Lettura
Is 43, 24c – 44,3
Così dice il Signore Dio:
«Non hai acquistato con denaro la cannella per me
né mi hai saziato con il grasso dei tuoi sacrifici.
Ma tu mi hai dato molestia con i peccati,
mi hai stancato con le tue iniquità.
Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso,
e non ricordo più i tuoi peccati.
Fammi ricordare, discutiamo insieme;
parla tu per giustificarti.
Il tuo primo padre peccò,
i tuoi intermediari mi furono ribelli.
Perciò profanai i capi del santuario
e ho votato Giacobbe all’anatema,
Israele alle ingiurie».
Ora ascolta, Giacobbe mio servo,
Israele che ho eletto.
Così dice il Signore che ti ha fatto,
che ti ha formato dal seno materno e ti soccorre:
«Non temere, Giacobbe mio servo,
Iesurùn che ho eletto,
poiché io verserò acqua sul suolo assetato,
torrenti sul terreno arido.
Verserò il mio spirito sulla tua discendenza,
la mia benedizione sui tuoi posteri».
Parola di Dio.
Salmo (Sal 32(33))
Cantate al Signore, acclamate il suo santo nome.
Cantate al Signore un canto nuovo,
con arte suonate la cetra e acclamate,
perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera. R.

Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore. R.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
È in lui che gioisce il nostro cuore,
nel suo santo nome noi confidiamo. R.
Epistola
Eb 11,3912,4
Fratelli, i nostri padri, pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.
Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
(Cfr Gv 14,11)
Alleluia.
Io sono nel Padre e il Padre è in me, dice il Signore;
credetelo per le opere stesse.
Alleluia.
Vangelo: Gv 5,25-36

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato».
Parola del Signore.
Commento al Vangelo

Nel Vangelo di Giovanni, con il cap. 5, si inizia una nuova sezione (capp 5-12) in cui si sviluppa insieme ricerca e polemica su chi è Gesù. Praticamente si sviluppa un processo in cui Gesù, sempre nel linguaggio di Giovanni, manifesta il suo essere e irrigidisce gli interlocutori.
Gesù è a Gerusalemme per la “festa”. Non si dice quale. E le feste fondamentali d’Israele sono tre: la Pasqua (ma sarebbe stata nominata), la festa di Pentecoste (o della mietitura) e la festa  delle Capanne che Giovanni avrebbe citato più avanti (7,2). Siamo perciò, probabilmente, a Pentecoste, quando gli ebrei celebrano il dono della legge a Mosè e al popolo.
Il cap 5 inizia con la guarigione di uno sconosciuto, paralitico, che Gesù ha voluto incontrare e guarire "alla piscina, chiamata in ebraico Betzada, presso le porte delle pecore" (5,2). Aveva una paralisi che lo teneva nel letto, incapace di camminare da 38 anni (nel Deuteronomio 38 anni sono praticamente la conclusione della vita (2,14) e quindi a un uomo in procinto di morire senza speranza 5,5). Questo tale viene visto in giro, in giorno di sabato, con un lettino/ branda/ giaciglio sulle spalle. E suscita scandalo, ribellione e addirittura raccapriccio portare un peso: è la violazione pubblica del riposo. I Giudei fanno una piccola inchiesta e chiedono chi sia veramente il responsabile di questa guarigione e quindi di questa grave disobbedienza sul sabato.
Scoprono che è Gesù l’autore sia del miracolo che del comando di prendere il proprio giaciglio e di tornare a casa. Così “i giudei cominciarono a perseguitare Gesù perché faceva tali cose di sabato” (5,16).
I testi che leggiamo oggi riportano solo un brano di tutta la discussione che Giovanni registra: è una polemica durissima contro i dirigenti che perseguitano Gesù ed il suo operato.
Gesù però si spiega. Egli svolge la stessa attività di Dio e ne incarna la sua volontà ed il suo disegno. Non esistono altri criteri di moralità. E il suo proposito è invitare alla pienezza della vita coloro che sono assoggettati alla morte. E’ fondamentale capire che il successo o la sconfitta dell’uomo dipendono dalla sua condotta verso gli altri. E’ il disegno di Dio che Gesù sta vivendo in pienezza (5,25-30). Gesù opera come il Padre.
C’è, in sottofondo, il rapporto di Mosè con Dio che gli interlocutori avvertono essere l’unico valido e garantito. Gesù osa porsi in una relazione con Dio più profonda e non certo come rivale.
Gesù riceve tutto da Dio come un figlio riceve tutto dal padre e impara ad operare come suo padre (qui c’è l’esperienza con Giuseppe, visto che Gesù è chiamato il “figlio del carpentiere”).
Ciò che irrigidisce il dialogo è questo legame stretto ed unico con Dio che gli è Padre in modo singolare. Non è difficile immaginare che cosa queste discussioni possano suscitare tra i Giudei diffidenti, agguerriti e cultori della teologia ebraica. Si sente anche che il resoconto di Giovanni è lo sviluppo di una riflessione per le sue prime comunità cristiane e per una loro fede matura,
L’opera del Padre è quella di dare la vita: i farisei credono nella risurrezione alla fine dei tempi?
Bene, e qui Gesù garantisce la propria adesione alla loro fede e aggiunge che il Figlio compie le stesse opere di vita. Dio farà risorgere e Gesù ha salvato dalla morte un paralitico (da ricordare i 38 anni della sua malattia). Va poi riletto il tutto alla luce della Risurrezione di Gesù stesso.
Resta il problema delle garanzie: “Tu dici di essere e di fare ma chi testimonia per te?”
Il testo di Deut 19,15 stabilisce che nessuno può essere giudicato colpevole sulla parola di un solo testimone. Perciò Gesù parla della testimonianza: accetta il loro bisogno di garanzie e si rende conto che qui si gioca il destino di ogni persona e il significato profondo che solo Lui può svelare da parte del Padre. Siamo davanti ad una rivelazione più grande di quella del Sinai.
Perciò Gesù garantisce con quattro testimonianze:
- la testimonianza di Giovanni (vv 33-35),
- “le opere che il Padre mi ha dato da compiere” (5,36),
- il richiamo delle coscienze (vv 37-38)
- le Sacre Scritture (vv 39-40).

Oggi abbiamo letto il significato delle due prime testimonianze: sono le sue opere, segno di liberazione ed è la testimonianza di Giovanni il Battista. Gesù sottolinea che anche la testimonianza di Giovanni, che essi “solo per un momento” hanno accettato, ha valore, pur essendo solo un uomo. La sua è luce di una lampada "che arde e risplende; e voi solo per un  momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce" (v 35).
Il messaggio che ci giunge, però, è la novità delle opere: “le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato”.
Sono garanzia per portare la vita, aperte ad ogni uomo o donna, dono di fedeltà come Gesù è fedele testimone di Dio.
Coloro che seguono Gesù debbono accogliere lo stesso progetto e costruire un cammino sulla stessa fiducia, nel mondo quotidiano in cui vivono.

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